Il Conservatorio / Mission




La missione del conservatorio di Castelfranco Veneto, che si svolge da oltre quarant’anni sul territorio circostante e oggi nel sistema A.F.A.M. italiano, ha subito negli ultimi anni una profonda trasformazione all’interno del processo di riforma avviato nel 1999 e a seguito dell’evoluzione della situazione economica, politica e sociale avvenuta nel nostro paese nel primo decennio del nuovo secolo.

In particolare la vocazione iniziale dello Steffani, quella che nel corso degli anni Settanta del ’900 aveva reso necessaria la nascita di un conservatorio a Castelfranco Veneto (prima sede staccata di Venezia e poi sede autonoma), si è modificata soprattutto in conseguenza del nuovo riconoscimento nell’ambito dell’alta formazione, quindi del sistema terziario, della formazione musicale. Il conservatorio, da luogo unico dove un giovane poteva iniziare lo studio professionalizzante della musica e concluderlo all’interno dello stesso curricolo di studi, è diventato un luogo pensato per la sola fase finale di un diverso percorso di studi musicali, erogabile ed erogato da diversi possibili enti di formazione musicale specifica, pubblici e privati.

Si sono così arricchiti i nuovi curricoli formativi dei conservatori attraverso nuovi insegnamenti, sono aumentate le stesse tipologie di diploma anche in ambiti in precedenza non presi in considerazione, si sono applicati anche nei conservatori i criteri del “Processo di Bologna” (crediti formativi, ecc.). E il conservatorio è diventato anche una più attiva istituzione artistica, aperta alla società e alla sua vita culturale, promotrice essa stessa di nuove iniziative. Il conservatorio si è aperto inoltre all’Europa, anche attraverso il programma Erasmus.  Una vera rivoluzione formale e sostanziale, che implicava profondi cambiamenti nel metodo e nel merito del fare formazione artistico-musicale, del “fare” conservatorio. Rivoluzione che per essere supportata richiedeva un’eguale e forte “rivoluzione” culturale interna, per acquisire nuove competenze e nuovi strumenti intellettuali necessari ad affrontare le sfide che la stessa società moderna sollecitava.

Ma come purtroppo spesso avviene in Italia, anche il mondo dei conservatori ha registrato gravi ritardi nella comprensione dei problemi man mano che lo sviluppo della riforma avanzava, e oggi, a distanza di tredici anni, le questioni rimaste irrisolte sono ancora molte.

Il conservatorio di Castelfranco Veneto si trova in questo momento ad agire in un difficile contesto nazionale. Come istituzione di piccole dimensioni è chiamata a “competere” con altri conservatori italiani ed esteri con maggiori possibilità economiche, anche per il solo fatto di insistere in una città più grande di quella del Giorgione. Per far questo lo Steffani deve trovare una rinnovata vocazione a partire dalle sinergie con il territorio e con il contesto regionale. Deve ritrovare una missione che valorizzi le sue potenzialità, non del tutto ancora espresse, di cui è sicuramente in possesso. Una missione che ponga importanti collaborazioni su concreti progetti comuni di crescita culturale con altre istituzioni pubbliche e private, anche nella prospettiva di autofinanziarsi per sostenere alcune sue attività.

È in atto una fertile collaborazione con molte realtà del territorio, in particolare con l’assessorato alla Cultura del comune, alla quale si aggiunge l’accordo per portare nel conservatorio, rendendola pubblica, la collezione di strumenti musicali acquistata dal comune dieci anni fa.

Tra tutte le iniziative segnalo la recente nascita dell’Orchestra Sinfonica degli Studenti del Conservatorio, che implica una complessa organizzazione di supporto, e l’avvio della nuova rassegna concertistica del sabato pomeriggio in villa Barbarella. Degni di nota sono anche la creazione della rete delle scuole medie ad indirizzo musicale, su sollecitazione dello stesso conservatorio, e la nascita del settimo liceo musicale in regione a Belluno, convenzionato con lo Steffani. In campo internazionale è recente e nuova l’adesione all’AEC, associazione europea dei Conservatori che oggi vanta ben 286 aderenti.

Ritengo che il quadro che ne esce sia quello di un’istituzione in movimento che non solo opera per riorganizzazione della sua complessa offerta formativa, ma anche per aprire nuovi orizzonti e nuove opportunità di azione nel campo della musica e in quello culturale in generale.